Diario di Viaggio : Tra la libreria condivisa e il tiro con l’arco, c’è un mondo fatto di vicini di casa

Rogoredo, Santa Giulia

Sabato, 13 Febbraio, 2016
A cura di Federica Verona

Sabato mattina, un freddo pungente ma almeno il sole non tradisce il nostro gruppo che si ritrova oltre i binari dalla parte di Sky.

Di Rogoredo Santa Giulia si è sentito parlare parecchio negli ultimi anni per questioni di arresti, bonifiche, fallimenti immobiliari. Ma noi ci siamo andati a cercare il resto. E abbiano incontrato un quartiere attivo, che si relaziona continuamente con il vicinato in maniera virtuosa, che propone e che progetta attività che, oltre a coinvolgere i vicini di casa, si prefigge degli obiettivi di lunga durata.

Ad aspettarci, oltre i binari, troviamo subito Pierangelo Tomaselli, Daniela Massaro e Davide Cappelletti. Tre delle anime del quartiere e soprattutto di “Verdefestival

 Con loro iniziamo il tour costeggiando i binari, ci fanno vedere la vecchia cascina provata dal tempo e ci raccontano che la zona è molto migliorata ma ancora qualche cosa da sistemare ci sarebbe. Mentre passiamo sotto al tunnel alcuni Punkabbestia ci camminano a fianco costeggiando i binari del Frecciarossa. La vicinanza con il parco dello spaccio non aiuta, ci dicono, una volta era molto peggio. Nel quartiere e per il quartiere è stato fatto davvero tanto.

Un esempio sono i muri che ospitano disegni di writers bravissimi, l’iniziativa del Comune di Milano “Muri Liberi” è stata molto apprezzata, ci dice Pierangelo. Non importa cosa si dipinga, cosa venga rappresentato, quello che piace soprattutto è il colore.

L'associazione è stata ideata da Alberto Tavazzi che vive a Rogoredo e per amor di quartiere si è occupato di migliorarlo con la scuola, i giardini, la cultura. Verdefestival riunisce altre associazioni, come una compagnia teatrale ma anche singoli individui come Daniela Davide e altri. Il primo contributo che hanno dato al quartiere è stato creare il percorso botanico con il nome delle piante e raccontarlo in un libricino che ha aiutato tutti i bambini a conoscere meglio la natura del posto in cui abitano. Peraltro sembra che sia un rovere ad aver dato il nome a Rogoredo.

Mentre ci fanno attraversare il parco, scorgiamo il murales dedicato a Jannacci regalato al quartiere con amore da Verdefestival e dal Consiglio di Zona. E’ bello, e anche commovente. Lo hanno voluto  perchè in una sua canzone si parla di un operaio della Breda che perse la testa per una ragazza di Rogoredo. Abe editore, che ha sede poco lontano, ha anche fatto un libro su di lui. In generale ci raccontano del loro ruolo rispetto ad interventi piccoli che con attenzione segnalano all’amministrazione che li ascolta. In fondo chiedono piccole cose per migliorare il quartiere.

Ci parlano delle attività che promuovono, una tra queste il Tredesin de marz che coincide con la venuta di San Barnaba che ha portato il Cristianesimo. Hanno ideato, per raccontarlo, uno spettacolo teatrale con Gianluca Margheriti. Gli chiediamo della sicurezza, che ne pensano? Ci dicono che loro, la primavera, l'hanno fotografata tutta di notte e nessuno li ha mai disturbati perchè i luoghi diventano sicuri quando li conosci. Mentre camminiamo Andrea Perini ci racconta di quando suo padre era giovane e si andava da Rogoredo a Chiaravalle a piedi, c'erano ancora le mucche.

Prima di incontrare Biblioshare, mentre chiacchieriamo ci portano al circolo Arci che confina con una biblioteca di quartiere nata dal 2000 grazie a Ecopolis, la cooperativa che ha messo a disposizione i locali . La presenza delle Cooperative di abitanti è molto presente in quartiere. Daniela ci spiega che con 15 euro all'anno si fanno due tessere: una per utilizzare il circolo e una per prendere in prestito i libri alla biblioteca: hanno 5000 libri. Una volta erano nel sotterraneo ora che sono al piano terra c'è stato un incremento di prestiti perchè il luogo è più visibile. Hanno anche un servizio internet. Conosciamo anche il presidente dell’Arci che, accogliendoci, ci racconta della festa di carnevale che si sarebbe tenuta la sera. Ci mostra i locali del ballo, del bar e del gioco a carte e salutandoci ci augura un buon lavoro. Qualcuno rimane attratto dal cartellone segna prezzi appeso sopra al bancone del bar, proprio come quello di una volta.

Facciamo un giro nel quartiere, purtroppo è già tardi per la tabella di marcia ma facciamo in tempo ad entrare nella Chiesa della vecchia Rogoredo, passando davanti a Abe Editore che purtroppo non riusciamo ad intervistare. Poco male, ci torneremo, ci diciamo che è interessante vedere una casa editrice in quartiere.

Alle porte del quartiere di Santa Giulia ci fermiamo sotto ad un grande murales, è il momento di  Biblioshare. Roberta una grande lettrice e divoratrice di libri e Paolo capace informatico, decidono di attivare un sistema che possa mettere in circolazione i libri che stanno chiusi nelle biblioteche di casa. Biblioshare, infatti, mette in circolazione e offre agli altri di accedere ai libri degli scafali personali con il fine di costruire una grande e unica libreria collettiva. Unica regola? Bisogna scambiarsi i libri di persona così ci si conosce.

Ovviamente tutti sorridiamo e pensiamo tra noi “chissà quante storie d’amore sono nate” qualcuno invece di pensarlo lo dice proprio. Ci dicono che Biblioshare ha una valenza sociale forte, ci si conosce. La community è circoscritta al quartiere ma ne nascono anche altre. Una da poco, ad esempio, è nata in Porta Romana. Chiaro, il progetto va divulgato perchè se nessuno sa che esiste nessuno lo usa. Gli chiediamo dei risultati che hanno ottenuto fino a oggi, ci dicono che inizialmente aderiscono persone per curiosità ma sono restie a mettere a disposizione i libri. Però ci sono lettori forti che scambiando anche trenta libri alzano la media. E se uno il libro non lo restituisce? Beh, ci dicono, se uno non si comporta bene ha un feedback negativo e piano piano sparisce dalla community. Tra gli users vincono le donne con età non giovanissime ma in linea con i lettori del modello Italia.

E’ il momento della pausa pranzo, ci vuole, andiamo questa volta a mangiare pesce ai Due Orsi, Jacopo insiste dicendo che merita, in effetti mangiamo benissimo. Tempo di un caffè e ripartiamo. Lasciamo Rogoredo vecchia, dopo aver fiancheggiato la Tangenziale di nuovo, passando vicino ad un accampamento di sinti e arriviamo al nuovo quartiere di Santa Giulia.

Entriamo nella grande promenade durante i preparativi della festa di carnevale. Ad accoglierci Giuseppe Narzisi dell’ Associazione Commercianti Rogored/Santa Giulia “ Attiva” insieme a lui Roberto Baro. Saliamo le scale di un bar e ci accomodiamo in un salottino. Ci raccontano che loro si occupano di promuovere attività di coesione sociale per ravvivare la zona. Si vedono nel bar dove siamo seduti, è di Giuseppe, lo mette a disposizione per le riunioni che si fanno dalle 20:00 in poi. Ci raccontano che l'associazione raggruppa professionisti commercianti e artigiani. Un lavoro di 4 anni che si sta incrementando sempre più. Le attività sono circa una cinquantina e non tutte sono presenti sul territoiro. Hanno un tavolo tecnico che si occupa dei problemi delle attività commerciali. Tra i loro patti c’è n’è uno sostanziale: creare coesione sociale con altre attività. Per questo stanno facendo una mappatura. Le attività sono diverse, hanno iniziato con la festa dei commercianti il 15 novembre lanciando la loro start up. Da li hanno creato un gruppo di appassionati e, ognuno con le sue competenze, mette a disposizione quel che sa fare. Un architetto, un geometra, Roberto, ad esempio, si occupa di sicurezza negli stadi. Giuseppe, ci dice sorridendo, si occupa del “ginepraio delle questioni amministrative”. Fanno molte feste, dalla costruzione dell’albero di natale, all’supportare un gruppo di mamme attivissime che, attraverso il Progetto Crescita Rogoredo organizzano laboratori per i bimbi, a molto altro. Con quello che stanno facendo, hanno portato a conoscenza una via, dove Santa Giulia ritrova una forte identità. Stanno anche lavorando alla possibilità di inserire Via Cassinari nel mercato agricolo. Una cosa ci colpisce, la loro attività, purtroppo, non è sollevata dal pagare le tasse per l’occupazione del suolo pubblico. Capiamo che questo è un tema forte, nelle periferie in generale. Dover pagare migliaia di euro, spesso, blocca gli entusiasmi soprattutto di chi dal basso fa. Li salutiamo per incontrare il Comitato di quartiere Milano Santa Giulia. Mentre ci spostiamo, al tramonto, la festa di carnevale è iniziata e perdiamo Filippo che si ferma a fare delle foto ai ragazzini in maschera.

Ci sistemiamo e disponiamo sul Parco Trapezio, dove Stefano Bianco, Francesca Lozito e altri del comitato, iniziano a raccontarci come sono nati. Spontaneamente nel 2008 hanno predisposto un forum. Hanno messo insieme i futuri abitanti del nuovo quartiere che stava sorgendo e hanno iniziato a conoscersi on line. Da lì è emersa la necessita di incontrarsi facendo fronte comune per affrontare i problemi. Perchè proprio Santa Giulia, nel 2010, è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza, in quanto, secondo le indagini, la falda acquifera sottostante avrebbe potuto essere inquinata da sostanze pericolose per l’ambiente. Solo nel 2015 l’area è stata dissequestrata dopo il proscioglimento per prescrizione delle accuse legate alle operazioni di bonifica del terreno degli imputati nell’inchiesta.

Nel 2010 fu bloccata l’apertura dell’asilo del quartiere in quanto il terreno di riporto è risultato anch’esso inquinato. Nel 2012 il Comune avviò i lavori di bonifica sul Parco Trapezio, oggi molto bello e utilizzato. Tutta questa vicenda, oltre che portarsi dietro degli arresti, si portò dietro anche un clima davvero terribile per gli abitanti che lì, avevano comprato casa. Stefano ci racconta di essere arrivato proprio in quel momento e nonostante il delicato momento, le forze del comitato sono state importantissime per reagire. La prima iniziativa che hanno fatto? Hanno comprato un paginone del Corriere della Sera nel 2011 e hanno deciso di scrivere nero su bianco, di proprio pugno, quel che stavano vivendo, per mettere insieme i pezzi del quartiere. A tutti, da fuori, sembrava sfortunatissimo e orribile, invece per loro aveva altri tipi di risorse e anche altri tipi di criticità oltre a quella più importante di cui tutti parlavano. Una tra queste il fatto che vi fossero 1800 famiglie tutte interessate a servizi potenziali da pensare e creare. In zona elezioni hanno pensato di sensibilizzare i candidati che presero tutti a cuore la questione.

Anche Pisapia andò a trovarli, uscendo da Sky dopo il famoso confronto con la Moratti e venne colpito moltissimo dalla situazione e dalla loro voglia di fare, così, quando vinse, li mise nelle mani dell'assessore all'urbanistica Ada Lucia DeCesaris che con grande tenacia seguì  le cose passo passo. Sono tutti così grati all'Amministrazione per l’attenzione che hanno ricevuto. Chissà cosa sarebbe successo altrimenti, ci dicono. Tra le riviste e gli articoli, tra cui un libro del Consorzio Cooperative Lavoratori, che lì gestisce degli alloggi in affitto, ci raccontano di un quartiere forte e solidale. Oggi hanno un parco meraviglioso, ripulito dall’inquinamento e sono tutti molto attivi, con la voglia di riprendersi tutta la fatica che hanno fatto. Da loro, c'è molto da imparare. Non è da tutti gestire con positività situazioni così gravi.

Ci avviamo, infreddoliti, verso gli Arcieri San Bernardo.  Costeggiamo gli orti abusivi lato tangenziale ed entriamo in un paradiso verde dove una donna lituana si allena per le olimpiadi di Rio de Janeiro. Rimaniamo tutti a bocca aperta. Nicolò fa uno dei suoi Fingerfilms riprendendo a rallenty il tiro. Appena finisce l'allenamento, Pippo Ciliberto, il presidente, ci accoglie.

E' un uomo gentile e dolce, ci fa entrare nel capanno dove si stanno allenando gli altri e ci racconta di questa passione per uno sport magico. Forse l'ora tarda, il freddo, la stanchezza, rimaniamo ad ascoltarlo imbambolati e rapiti. Lui è l'allenatore, faceva il direttore della fotografia per il grande cinema, ora è andato in pensione e finalmente può dedicarsi totalmente alla sua più grande passione.

Il tiro con l'arco è uno sport completo, più di quanto immaginiamo. Ci racconta di una ragazza non vedente che lui ha allenato, diventata campionessa. Ci spiega quanto, a livello psicologico, possa fare una concentrazione tale, una postura corretta. La ragazza lituana, ci dice, fa la badante, prima di venire in Italia lavorava nelle produzioni, ora assiste un avvocato e ha ripreso a tirare. Insieme girano il mondo per fare le gare, la allena lui, non vedono l'ora di partire per Rio visto che lei parteciperà alla prossima olimpiade. Ne è molto orgoglioso e l'adrenalina è a mille.

Rimaniamo ad osservarli ancora un po', poi pian piano usciamo, in silenzio, rapiti dal ritmo dei tiri, dall'ordine con cui tutti insieme vanno a raccogliere le frecce, tornano in posizione e ricominciano. Verso la metropolitana pensiamo che dovremmo farlo anche noi.