Dicono di Noi

Imparare dall'ascolto

13 Luglio 2016
Pubblicato da
Architettura in città

In quest'anno di ripensamento il festival Architettura in Città si è interrogato su tre temi principali e per trovare le risposte ha chiesto ai curatori di tre manifestazioni culturali di condividere la loro esperienza. In che modo si può favorire il coinvolgimento del pubblico? Federica Verona, Super, Festival delle Periferie: Il festival nasce da un gruppo eterogeneo di persone che voleva cambiare la retorica del racconto sulle periferie. Troppo spesso manca la capacità di leggere questi luoghi. La parola all'ordine del giorno è il degrado. È vero, ci sono situazioni complesse, ma la periferia non è solo questo. Ci sono comunità e energie che si sono costruite nel tempo. Noi abbiamo iniziato facendo dei tour per conoscere le realtà che operano sul territorio: ne abbiamo fatti circa 50. Ogni volta intervistiamo i protagonisti per cercare di comprendere i processi e ne diamo visibilità sul sito per farne conoscere la progettualità. Il sito vuole essere una sorta di grande atlante per rappresentare la città dalla prospettiva delle pratiche più periferiche. Al termine dei tour abbiamo iniziato a curare dei progetti in stretta connessione con il territorio e, se riusciremo a finanziarli, raccoglieremo gli esiti in un grande evento finale che sarà il vero e proprio festival. Un festival lento, come ci piace chiamarlo, perché procede per stadi successivi. Speriamo di arrivare al termine del processo, ma in ogni caso abbiamo lasciato dei segni durante il percorso. Quale rapporto può esistere tra i diversi nodi di una rete alla base di un evento culturale? Paolo Casati, Fuorisalone: Il Fuorisalone è un evento spontaneo che si è sviluppato a partire dall'esigenza di alcuni imprenditori e designer di continuare attività e incontri al di fuori dell'ambiente fieristico. Successivamente si è esteso arrivando nell'ultima edizione a un calendario di 1200 eventi che si svolgono negli stessi giorni del Salone e che richiama 500mila persone. Non ha una cabina di regia, ma c'è una piattaforma che a partire dal 2000 mette a sistema i diversi soggetti e racconta le esperienze. Gradualmente abbiamo iniziato a fornire risposte a nuove esigenze emerse da parte di alcuni attori, diventando così il riferimento comune. L'evento continua ad essere spontaneo, le iniziative sono curate in parte dalle singole aziende e in parte sono cogestite da più soggetti. Tuttavia recentemente si è aggiunta un'azione di coordinamento, grazie alla collaborazione del Comune, con l'obiettivo comune di valorizzare Milano come città del design mettendo sul tavolo esigenze condivise. La lunghezza della nostra rete è flessibile: lavoriamo sul concetto di quartiere, ma ci rivolgiamo anche ad attori e ad un pubblico internazionale. In che modo si può garantire la sostenibilità economica di un evento culturale? Roberto Spallacci, Club to club: Il festival è organizzato dall'associazione Situazione Xplosiva ed è un brand che raccoglie diversi eventi. Nato nel 2000, ha raggiunto grande popolarità e accoglie nel suo programma artisti di fama mondiale e emergenti, una struttura che ci ha permesso di divenire attrattivi di pubblico e ci ha reso competitivi rispetto ad altri festival. Nell'ultima edizione si sono segnalate 40mila presenze di cui un 10% dall'estero. Si tratta di un evento con ampie ricadute sul territorio (una recente indagine le ha stimate in 2milioni e 700mila euro) e con un costo pari a poco più di 1milione di euro, di cui solo il 15% è coperto da finanziamenti pubblici. L'evento non sarebbe sostenibile senza il sostegno di partner privati che coprono oltre metà del budget complessivo e con i quali vengono progettati i format degli eventi. È una formula vincente perché gli sponsor non vogliono solo mettere il logo, ma vogliono essere maggiormente incisivi. Noi non permettiamo loro di imporre un nome perché questo tradirebbe l'indipendenza del festival, ma progettiamo insieme le modalità di comunicazione e di presenza del marchio